Siamo 3 amici (e non sempre necessariamente al bar) che vivono il passato con un filo, ma solo un filino di nostalgia. E che, a dispetto della carta d’identità, guardano al mondo contemporaneo con curiosità e spesso pure con ammirazione. Ma l’arrivo del “principe” Maurizio Vandelli a San Giovanni Valdarno ci dà l’occasione per parlare del beat e di quella stagione memorabile e… allora…. sfoghiamoci, come si fa’ nel barattolo delle ciliegie appena colte. Quanto il “beat” e quella generazione ha inciso sul cambiamento della società stessa, anche in considerazione dei grandi avvenimenti degli anni successivi:
Giampiero Bigazzi, manager e produttore musicale di lungo corso…
Giampiero – “La cosiddetta “beat generation” è stata un fenomeno importante e non soltanto in ambito musicale, si può dire che i giovani acquisirono una nuova coscienza, non più una generazione che aspetta di diventare “grande”, ma in carne e ossa, con i propri desideri e le loro aspirazioni…”
Leonardo – “Molti cantanti o complessi, come si diceva allora, finiscono per perdere forza o addirittura scomparire negli anni settanta con l’arrivo della nuova generazione di cantautori e dei gruppi stranieri. Mi pare di poter dire come da questo punto di vista ci sia stato un segnale di discontinuità rispetto ad una protesta sociale che parte dal 1968 e prosegue in pratica per tutti gli anni 70, almeno fino al delitto di Aldo Moro….”
Enzo Brogi, scrittore, politico, giornalista e attento osservatore del costume e del fenomeno musicale di quegli anni…
Enzo – “Sono d’accordo in parte. Molti cantanti e gruppi continuarono la loro attività, forse con minor successo, anche perché incapaci di rinnovarsi. Ma qui, scusate, bisogna fare un passo indietro: l’Italia del “boom economico” aveva di fatto svuotato le campagne a favore della grande industria. Di conseguenza, non esiste più, o solo in minima parte, quella cultura contadina che aveva caratterizzato gran parte del paese. Tutto ciò si manifesta in un grande cambiamento in campo artistico, pensiamo al cinema, alla pittura e la scultura e, naturalmente, in campo musicale.. Nascono cantanti e complessi in grande quantità e l’Italia trova il modo di dividersi anche qui: Rokes o Equipe 84, Dik Dik o Camaleonti?”
Giampiero – “Negli anni 60-70 si “consumava” musica e si vendevano i dischi in quantità industriale. Ricordate il mangiadischi di tutti i colori possibili? Io ascoltavo per esempio “I Giganti”, ve li ricordate?”
Leonardo – “Conclude il tema… Enrico Maria Papes, certo che si.., ma restiamoci.. al tema e continuiamo col beat, visto che avete anche qualche anno più di me… Vandelli significa Equipe 84…, ma anche Guccini, Nomadi, Mogol, Battisti…”
Enzo – “L’Equipe 84 nasce a Modena nel 1964 dalla fusione di due gruppi, fra questi anche “Paolo e i gatti” di Guccini. Equipe, alla francese, che fa sempre scena, e 84, come la somma dell’età anagrafica dei componenti. Per quasi un decennio ebbero un successo straordinario, almeno fino a quando non usci’ di scena il batterista Cantarella, trovato in possesso di una piccola dose di haschish…, mi pare fosse il 1970..”
Giampiero – “E, fra l’altro, chi lo sostitui’, non ricordo il nome, è colui che è ancora in possesso del marchio Equipe 84. E comunque Ceccarelli, Cantarella, Vandelli e il grande Victor Sogliani la formazione… tipo…”
Enzo – “La sapete la vicenda e lo scontro legale fra Vandelli e Guccini? Sul lato B di “Bang Bang” uscì la celebre “Auschwitz”, testo di Francesco, canzone poi dall’infinito successo. Guccini, non essendo iscritto alla SIAE, aveva indicato proprio Vandelli come autore del brano. La vicenda si è conclusa soltanto dopo alcuni anni con una soluzione…. pilatesca che ha riconosciuto i meriti di entrambi, attribuendo la canzone a colui che l’aveva scritta e cioè Guccini, ma dando a Vandelli pieno valore artistico…”
Giampiero – “Abbiamo anche uno spostamento della stessa Equipe, dall’area gucciniana a quella di Mogol Battisti, c’era già stato il grande successo del brano 29 Settembre con un incipit storico e originale..”
Enzo – “Da Guccini a Mogol, insomma… per voi si può considerare canzone d’autore alla stessa maniera?”
Giampiero – “Per me certamente si, Mogol non sarà un mostro di simpatia magari, ma il valore gli va riconosciuto….”

Leonardo – “Ragazzi, ok, ma continuiamo il racconto, poi vi tiro io dentro un’altra polemica..”
Enzo – “Gli anni 60-70 sono contrassegnati anche dal fenomeno delle “cover”, un uso quasi smodato. In pratica si prendeva un brano, generalmente americano o inglese, gli si appiccicava sopra un testo italiano, a volte ma non sempre gradevole, e via.. Sono cover dell’Equipe brani come “Bang Bang”, “Io ho in mente te” e altri, ma un po’ tutti i cantanti le facevano..”
Leonardo – “Eh si, si va avanti fino alla fine degli anni 70 almeno, ricordo “Sgualdrina” di Renato Zero dei Supertramp e più saltuariamente negli anni 80-90, vedi Zucchero per esempio… Biga, parlaci ora dello spettacolo di San Giovanni….”
Enzo – “Scusate, voglio dire anche come il Biga ultimamente ci sta riportando tutti questi personaggi facendoci sentire anziani…”
Giampiero – “Piazza Masaccio, domenica 20 settembre, saranno due ore dove Vandelli ripasserà tutto il repertorio classico dell’Equipe con brani poi di Lucio Battisti e altri ancora..”
Leonardo – “Voi avete conosciuto bene il “maestrone” Francesco Guccini..”
Enzo – “Gropina, l’atmosfera magica di un luogo, la pieve millenaria e le persone fuori persino dalla chiesa, una delle ultime apparizioni pubbliche di Guccini. E… lui a cantare (indica Giampiero), pensa un po’ cosa mi è toccato vedere…”
Leonardo – “E, alla fine, magari anche i complimenti..”
Enzo – “No, gli disse che aveva cantato male parecchio,…. scherzo dai..”
Leonardo – “Ricordate la polemica fra Guccini e Jovanotti, un altro amico tuo Enzo, a proposito delle canzoni: Jova disse che Gloria “di Tozzi ha in pratica lo stesso valore delle canzoni d’autore cosiddette…”
Giampiero – “E Guccini rispose che è vero, ma che nelle proprie canzoni c’era uno studio, una ricerca che in Gloria non esisteva, una fatica maggiore…”
Enzo – “Su questo punto credo di essere anche io d’accordo con Guccini, poi la musica va da sé e non sempre è corretto farsi per forza grandi domande..”
Leonardo – “Ragazzi, vi chiamo sempre così…. grazie, ed adesso beviamo qualcosa!”