«Potevano far saltare in aria tutto». Roberto Mugelli, titolare della Lmp di Poggio Bagnoli, si ritiene fortunato. Il commando che nella notte tra giovedì e venerdì scorso ha tentato di assaltare la sua azienda orafa si era presentato all’appuntamento munito di tutti i crismi, tra cui dell’acetilene che, data l’altissima infiammabilità, poteva essere essere impiegato per dare fuoco ai locali una volta portato a termine il colpo. Così non è andata, e dopo un’azione di sfondamento a tratti rocambolesca, i malviventi hanno deciso di fuggire per non essere acciuffati. Nel day after si fa la conta dei danni. Il materiale di produzione non è stato toccato, ma serpeggiano ansia e preoccupazione.
Mugelli, racconti quegli attimi di tensione.
«Alle 3 in punto è suonato l’allarme. Per fortuna i vigili giurati possiedono una chiavetta che consente di osservare il perimetro esterno dell’azienda e ci hanno subito avvisato che alcuni malviventi avevano sfondato la recinzione e stavano provando ad introdursi nello stabile. Ci siamo diretti immediatamente sul posto e abbiamo trovato la strada sbarrata in entrambi i sensi: da un lato un camion, dall’altro due alberi abbattuti, con l’asfalto cosparso di chiodi».
E i rapinatori?
«Sono rimasti incastrati nel portone con la jeep utilizzata come ariete. Hanno sfondato in retromarcia sia il cancello che il portellone blindato, poi non sono stati più in grado di muovere il mezzo e si sono dati alla fuga».

Si sono accorti che il piano non stava funzionando?
«Solitamente, per mettere a segno un colpo del genere, i criminali contano di sbrigare la pratica entro una decina di minuti. Dalle telecamere si nota benissimo che, dopo 4 minuti, il gruppo decide di abbandonare la missione. Il rischio di farsi cogliere in flagrante era troppo alto».
C’è qualche dettaglio che l’ha colpita?
«Avevano portato dell’acetilene. C’era quindi l’intenzione di causare delle esplosioni, se necessario».
C’è altro?
«La Fiat Panda rubata con cui si sono spostati appartiene ad un mio vicino di casa. Niente mi toglie dalla testa il fatto che stessero pianificando tutto da tempo. Sono soggetti che conoscono molto bene il territorio».
È la prima volta che provano ad introdursi nello stabile?
«La seconda. La prima fu nel 2021 e riuscirono a scavalcare la recinzione indossando il passamontagna, ma non sapevano dell’allarme perimetrale. Scapparono subito». La materia prima non è mai stata rubata. «La nostra produzione è stata riconvertita da tempo. Lavoriamo pochissimo oro e argento, l’80-90% è fibra di ottone. Li attendeva un magro bottino…».
Ora come si sente?
«Sono amareggiato, ma poteva andare molto peggio».
Ha già fatto la conta dei danni?
«Venerdì sono stato tutto il giorno con il fabbro per cercare di sistemare innanzitutto i portoni. Qualcosa è coperto dall’assicurazione, ma i lavori da effettuare saranno tanti».
Su quali cifre siamo?
«Da un primo sopralluogo, 30-40mila euro. Dovremo ricomprare anche alcuni macchinari e la conta non finisce qui, perché saremo costretti a rafforzare le misure di sicurezza». Non è un fenomeno nuovo. «Quasi tutti i mesi in provincia accade un evento simile, il settore è in profondo disagio».

La zona di Poggio Bagnoli è stata colpita duramente anche in passato. «Qua vicino c’è la Salp, che nel 2011 venne depredata da una banda che fece sparire 150 chili di oro. I ladri, dopo aver isolato le vie d’accesso all’azienda, portarono via oro per un valore impressionante grazie ad un grosso escavatore con martello demolitore». Venne addirittura definito il colpo del secolo. «Anche in quel caso bloccarono le strade per rallentare l’intervento.