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Punto nascita di Montevarchi, la Regione insiste: “Vogliamo salvarlo”. Si lavora all’aggregazione con Arezzo

Il punto nascita dell’ospedale Santa Maria alla Gruccia di Montevarchi resta al centro del confronto tra Regione Toscana e Comitato percorso nascita nazionale. E la Regione non sembra intenzionata a rinunciare all’obiettivo di mantenerlo aperto. Per Montevarchi, così come per Poggibonsi, la strada indicata è quella di una riorganizzazione della rete e di un’aggregazione con l’ospedale di riferimento più vicino, individuato in Arezzo, con una distribuzione delle attività tra il presidio territoriale e quello principale. A fare il punto è stata questa mattina l’assessora regionale alla Sanità Monia Monni, intervenuta oggi durante la visita all’ospedale di Montepulciano, dove ha affrontato anche la situazione dei tre punti nascita toscani che non raggiungono la soglia dei 500 parti annui e che rischiano la chiusura: Montevarchi, Poggibonsi e Nottola a Montepulciano. “Stiamo lavorando per un’aggregazione con l’ospedale di riferimento principale – ha spiegato Monni – ovvero di Arezzo da una parte e Siena dall’altro”. Una prospettiva che, per Montevarchi, mantiene quindi aperto il fascicolo e individua nell’integrazione con il San Donato di Arezzo una possibile soluzione per garantire la permanenza del servizio sul territorio.

 

 

Per la Gruccia, da Roma è arrivata una proroga di sei mesi, mentre per Nottola la proroga concessa è di un anno. La Regione sta quindi lavorando durante questo periodo per definire un modello organizzativo che possa rispondere alle indicazioni nazionali senza rinunciare alla presenza territoriale dei punti nascita. “L’idea – ha spiegato ancora Monni – è una riorganizzazione che preveda un’equipe che faccia il parto fisiologico nell’ospedale di territorio e il parto invece con maggiore complessità o a rischio nell’ospedale principale”. Secondo l’assessora, questo modello potrebbe consentire di mantenere entrambi i punti nascita e contemporaneamente garantire una gestione differenziata delle situazioni cliniche: “Questo può consentirci di mantenere aperti entrambi i punti nascita e di dare una risposta territoriale importante”. Il riferimento è in particolare alla possibilità di creare una rete più integrata tra Montevarchi e Arezzo, con le attività e le professionalità organizzate in modo coordinato tra i due presidi. Un’impostazione analoga viene ipotizzata per Poggibonsi, che potrebbe invece essere collegato al proprio ospedale di riferimento..

Il tema della soglia rimane centrale anche nel caso di Montevarchi. La Regione riconosce infatti il calo della natalità, ma contesta che il numero dei parti possa essere l’unico elemento da considerare nella valutazione della permanenza di un punto nascita. “Noi capiamo che i bambini ne nascono sempre meno – ha concluso Monni –. Capiamo e ovviamente siamo d’accordo con la tutela della sicurezza di mamme e bambini, che però ci impegniamo a garantire come facciamo anche in questo momento in questo ospedale”. La posizione della Regione è che debbano essere considerate anche le caratteristiche dei territori e le distanze dai presidi ospedalieri. “Quello che è inaccettabile è la desertificazione e stiamo facendo le nostre osservazioni, perché non siamo d’accordo con le conclusioni che sono state raggiunte: le distanze sono importanti”, ha aggiunto l’assessora. Monni ha infine richiamato la soglia dei 500 parti, spiegando che “è dettata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità” e che la Regione rispetta le valutazioni di carattere scientifico. Allo stesso tempo, però, ha ricordato che “esiste il tema delle deroghe, che nel tempo sono state assegnate sulla base delle particolarità che una struttura e un territorio esprimono”.

Per Montevarchi, dunque, i prossimi mesi saranno decisivi. La proroga di sei mesi concessa dal livello nazionale offre alla Regione il tempo per lavorare al progetto di integrazione con Arezzo e verificare se la riorganizzazione dell’attività possa rappresentare la soluzione per mantenere operativo il punto nascita della Gruccia.

Il punto nascita dell’ospedale Santa Maria alla Gruccia di Montevarchi resta al centro del confronto tra Regione Toscana e Comitato percorso nascita nazionale. E la Regione non sembra intenzionata a rinunciare all’obiettivo di mantenerlo aperto. Per Montevarchi, così come per Poggibonsi, la strada indicata è quella di una riorganizzazione della rete e di un’aggregazione con l’ospedale di riferimento più vicino, individuato in Arezzo, con una distribuzione delle attività tra il presidio territoriale e quello principale. A fare il punto è stata questa mattina l’assessora regionale alla Sanità Monia Monni, intervenuta oggi durante la visita all’ospedale di Montepulciano, dove ha affrontato…